Il consumo critico come scelta politica

Dall’11 al 14 settembre sono stata a Conversano, a LectorinFabula, festival di approfondimento culturale costruito attorno alle parole, o meglio al racconto orale che diviene mezzo necessario a veicolare idee e riflessioni. Sono stata invitata non solo per seguire gli interventi, ma soprattutto per curare la regia di un pranzo frugale ma sincero in collaborazione con un ristorante aperto da poco e con tutte le carte per vincere.

Il tema di quest’anno era pubblico, privato e comune, quindi il mio compito è stato quello di studiare ed intercettare un piatto che potesse raccontare un frammento di storia nelle storie collegandole con un filo rosso.

Uno degli interventi che ho ascoltato trattava il tema dell’hacking. Il verbo to hack vuol dire fare a pezzi, incidere, intagliare, spaccare, tagliare, ma anche zappa, seghetto. Per hacker si indicavano anche i red neck ovvero i contadini. Ho iniziato a fantasticare su tutte le mie possibili implicazioni con questo verbo, evocando una serie di ricordi.
Dopo questo intervento sono passata a fare un punto con Patrizia, l’aiuto cuoca di Vita Pugliese che ha accolto le mie idee e suggestioni in merito alla cucina povera ma “di sostanza”, etica e che si oppone allo spreco, preparando una cialledda:

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piatto tipico della tradizione popolare, sempre a portata di mano tra contadini e pescatori per la sua estrema semplicità: pane duro o frise

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da bagnare, all’occorrenza anche in mare (da qui la nascita dell’acqua sala) condito con i frutti della terra: pomodoro, carosello, cipolla e olio evo. Patrizia mi racconta che ha deciso di usare frise di orzo, tipiche del Salento, e di tagliare tutto a rondelle per evocare il movimento circolare dei mietitori.

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La riflessione scaturita da questa giornata mi ha portato a concentrarmi sulla mia figura di hacker del cibo, e così ho stilato il mio personale manifesto etico dell’hacker a tavola.

Lo spirito del tempo che viviamo spesso ci allontana dalla nostra umanità e armonia con la natura. La società si concede il lusso dello spreco senza focalizzare l’attenzione sulle possibilità dell’avanzo, recepito solo come rifiuto.
Lo spreco è un fattore trasversale tra pubblico e privato che, gestito in modo intelligente, può diventare bene comune.

Ingegno e capacità di adattamento sono fondamentali in uno stile di vita che punta all’uso etico e consapevole delle materie prime e quindi alla riduzione delle stesse. Ridurre gli ingredienti, eliminando quelli di origine animale, ci induce a scegliere alimenti stagionali, locali e di qualità ma anche ad esercitare la fantasia combinando colori e sapori, uscendo dalla grammatica della “cucina italiana”  e attingendo dalla tradizione più popolare e contadina.

Questa è l’idea portata in tavola da noi, giovani esploratori di tradizioni alimentari-culturali in collaborazione con il ristorante conversanese Vita Pugliese per la preparazione del pranzo offerto successivamente ad uno dei panel.

Eccellenze pugliesi e prodotti semplici ma a denominazione di origine controllata insieme per creare un piatto tipico e pieno di sapori capace di raccontare la tradizione della nostra terra.

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La prossima volta che avanza il pane, conservatelo.

Il consumo critico è una  scelta politica.

 

 

Photo credit: Mattia Ramunni

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