Ortinfestival

orto

Abbiamo scoperto Ortinfestival per caso, leggendo quotidiani di Torino e, incuriosite, abbiamo scritto una mail per capire di cosa si trattasse. Ci hanno risposto consigliandoci di inviare la nostra candidatura ma noi, un po’ prese dagli impegni, ce ne siamo dimenticate.

Dieci giorni fa abbiamo ricevuto una nuova mail che ci informava di essere state scelte come blogger testimoni dell’evento con posto riservato in un camping attrezzato nei giardini, sponsorizzato da Ferrino.

Entusiaste e felici di passare qualche giorno nell’amata Torino, siamo partite armate di macchina fotografica e penne per il nostro storytelling artigianale.

spaventa passeri

Il festival si è tenuto nei giardini bassi della Reggia di Venaria, progettata e costruita tra il 1658 e il 1679 su progetto dell’architetto Amedeo di Castellamonte, è una delle principali residenze sabaude in Piemonte. Il complesso della Venaria, oggi patrimonio dell’Unesco, fu commissionato dal duca Carlo Emanuele II, come base per le battute di caccia nel territorio circostante.

reggia

La Reggia ha successivamente subito modifiche già dopo il 1693  su progetto di Michelangelo Garove, per una parziale distruzione da parte delle truppe francesi, che la ristrutturò seguendo le forme della reggia di Versailles.

restauri

Lasciò il lavoro nelle mani di Filippo Juvarra che la ultimò conferendole l’aspetto attuale.

La manifestazione si è tenuta nel parco basso dei nuovi Giardini della Reggia, dove sorge il più grande Potager d’Italia, che ospita orti e frutteti in un’area di circa 10 ettari localizzata nei pressi della Cascina Medici del Vascello.

alti orti

Qui nel ‘600 e ‘700 si estendevano parte dei Giardini, mentre nel corso dell’800 il medesimo spazio era utilizzato per coltivazioni estensive da parte dell’Azienda Agricola della Real Casa.

frutteto

Mercato dei sapori, green design, corte del gusto, pachamanca, dibattiti, show cooking, orti e giardini: le realtà da incontrare erano tante, come le attività proposte; il nostro problema è stato degustare data la generale abbondanza di carne e derivati animali però, seguendo il percorso nella corte del gusto, abbiamo trovato pane per i nostri denti

cucinando

grazie alla sorridente Sara

sara

di Cucinando su ruote
cucina itinerante piemontese vegetariana e vegana che, con crudité e farina di canapa ci ha sostentate, aiutata da Laura con la sua spirulina cruda essiccata, nutriente, croccante e commovente.

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Proseguendo abbiamo conosciuto la coppia di Yankuam&Co 

yankuam

arrivati in cargobike refrigerato pronti ad offrire, oltre a piatti della tradizione piemontese, centrifugati e zuppe crudiste per i nostri palati esigenti.

Lì vicino abbiamo anche incontrato gli amici baresi di MoMAng ideatori della q-cina su ruote utilizzata per l’occasione dalle ragazze di Bigood – catering bio solidale.

Continuando la passeggiata abbiamo assaggiato, con la nostra Clip etta, la forchetta omaggio utile per gli assaggi degli show cooking, una meravigliosa insalata di ortaggi e fiori edibili preparata dalle signore di Eatable

salad

cooperativa di Como che unisce le conoscenze botaniche all’arte culinaria con lo scopo di promuovere lo sviluppo della socialità attraverso la diffusione e la promozione di cultura e territorio.

Per finire ci siamo lasciate tentare dal gelato senza derivati animali di Giulio ed Emanuele di Ottimo, gelateria torinese.

Alle 18.30 per tutti i giorni del festival si è svolto il rito della Pachamanca (dal quechua pacha, «terra» e manka, «pentola»; «pentola di terra» )

pachamanca

piatto e rito tipici della cucina peruviana basato sulla cottura al riverbero, prodotto da pietre pre-riscaldate, di carni di agnello, maiale e pollo previamente portate a macerazione con spezie.

A questa cottura si aggiungono prodotti originali andini come patate, mais, carote ed in alcuni casi manioca avvolti in foglie di banano.

La pachamanca, nota alla maggior parte dei peruviani è relativamente moderna. Nei tempi precolombiani non si utilizzavano le carni; la cottura si faceva in “pirqas”, ovvero forni piramidali bucati, nei quali si mettevano pezzi di legna accesa per riscaldare le pietre e poi, una volta calde, si mettevano le patate e gli altri ortaggi.

Nell’area espositori siamo state incuriosite da:
Mulino Marello 

farine

che seleziona e coltiva grani antichi senza glutine con metodi di coltivazione a basso impatto ambientale con l’utilizzo di letame e concimazioni naturali. Tutti i chicchi macinati sono selezionati con tecnologia ottica e tutte le farine sono soggette a scrupolosi esami batteriologici e chimici per poi essere miscelate in modo da poter avere diversi preparati dalle stesse farine.

Dalle buonissime gelatine di fiori e frutti dell’azienda agricola Valvi di Asti

valvi

fino allo stand dell’ Ipac che ci ha incuriosite prima con le clip ette, e convinte definitivamente davanti al loro semplice ingegno e con i quali abbiamo siglato una partnership.

accessori

Altra bella realtà scoperta è stata quella dell’ Accademia Italiana del peperoncino, dove il signor Massimo ha piacevolmente scaldato occhi e palato con le sue varietà di peperoncini dal mondo.

Nell’area riservata al green design abbiamo scoperto ORTO brick, un mattone di terra argillosa cruda che contiene semi di piante erbacee. Se coltivato, si trasforma in un micro-orto ma può essere anche semplice oggetto d’arredo che rimanda alla terra e alla natura.

mattone

Abbiamo conosciuto Silvia Beccaria che disegna e realizza opere tessili e gioielli contemporanei ispirati alle gorgere medievali e Barbara Uderzo, che realizza gioielli utilizzano frutta, verdura, cioccolato e materiali commestibili.

creazioni

E fatto due chiacchiere con Luca che sta aprendo un ristorante a Torino: Dimensione Vegana.

Infine, ringraziamo Tecknoimport, azienda leader nel settore che importa e distribuisce agglomerati di quarzo, compositi di marmo, gres porcellanato in lastre e solid surfaces, che ha realizzato i piani della cucina per gli show cooking  e con cui abbiamo posto le basi per avviare una collaborazione.

Dal nostro punto di vista la grandiosità del festival l’ha spinto un po’ fuori dal contesto degli orti. Abbiamo visto stand vendere cibo senza neanche una verdura di contorno e, per noi, importante sarebbe stato sdoganare la verdura dalla sua funzione di contorno. Ci aspettavamo maggiore attenzione verso gli orti urbani, la permacultura e la possibilità di fare rete gestendo orti sociali, immaginavamo una funzione più didattica dell’esperienza. Ma forse diciamo questo rispetto al fatto che oltre alle attività in calendario, considerata la nostra permanenza per tutta la durata dell’evento, ci sarebbe piaciuto approfondire alcuni temi legati alla consapevolezza e all’etica alimentare.

Auspichiamo che questa riflessione possa tornare utile allo staff di Ortinfestival per future evoluzioni e approfittiamo per ringraziare Vittorio Castellani, Maddalena Martinasso e Francesca Evangelisti per aver ulteriormente allargato i nostri orizzonti.

 

venaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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